Currently browsing Posts Published February 2012

Page 1 of 2

121

Chiediti perché sei single

Posted by Alice Ayres in Uncategorized

, , , , , , ,

I reality show insegnano tante cose sul genere umano, una di queste è che molte donne sono insopportabili. Non voglio generalizzare, però come spesso mi lamento della totale assenza di spina dorsale e coerenza da parte del sesso maschile, allo stesso modo mi domando come voi uomini possiate tollerare alcune mie simili, come quelle che non sanno viversi nulla serenamente.

La cosa ridicola di certe donne frustrate e isteriche è che non si descrivono mai come tali, anzi nemmeno sanno di esserlo. A sentire loro, sono delle anime pure che credono nell’Amore, nell’Amicizia, nei bei sentimenti. Il che, tradotto in fatti, significa che sono delle bambine capricciose che pretendono tutte queste cose dagli altri come se fosse loro dovuto. Lo si vede nel rapporto coi maschi: incontrano un uomo, se ne innamorano seduta stante in nome del Dio Eros, e ancor prima di conoscerlo davvero e capire se sia interessato a una relazione o solo in cerca di un’avventura, avanzano pretese. E lamentele. E aspettative. Persino lacrime. Non conosco martire a cui non sia capitato almeno una volta di essere tormentato gratuitamente dalle paranoie di una poveretta così brava ad amare da non saper nemmeno ascoltare – figuriamoci accettare – il pensiero dell’altro.

Il modus operandi di queste viziate ricattatrici morali passa attraverso due vie: il sesso e la diarrea verbale. Nel primo caso, l’uomo ci casca con entrambi i piedi (e non solo quelli), sia perché solo un demente si lascerebbe scappare una scopata facile, sia perché queste fondamentaliste della coppia – così terrorizzate dall’idea di morire da sole – ce la mettono davvero tutta a rendersi indimenticabili sotto le lenzuola. Il problema è che poi si rendono indimenticabili – e non in senso buono – anche in altre maniere, prima fra tutte la sindrome del “Dobbiamo parlare”. Ora, io non ho nulla contro la comunicazione tra due esseri umani, che anzi reputo la più necessaria costante di ogni sorta di rapporto, dall’amicizia alla famiglia. Quello che però non sopporto è quando una persona ti obbliga a sentire che cos’ha da dire senza minimanente curarsi del fatto che:
a) magari non te ne frega niente
b) parla di cose che sono solo nella sua testa
c) esiste una cosa chiamata analista

Le donne profonde di cui parlo si rivelano maestre indiscusse in quest’arte: sono talmente prese dalla loro smania di protagonismo, dal sogno infantile di una relazione, dal modo intransigente con cui non accettano un ‘no’, che invece di voltare pagina perseguitano l’uomo di turno per DIRGLI-COME-SI-SENTONO, per fargli un resoconto dettagliato di tutte le cose – con tanto di prove! – che lui ha detto e fatto e che le ha portate a CREDERE-CHE-FOSSE-DIVERSO. Perché, ricordiamocelo, per queste ansie viventi la colpa è sempre degli altri.
Se fossi un uomo e dovessi sorbirmi chilometri di recriminazioni del genere via sms, whatsapp, email, Facebook inbox, telefonate e voce, penserei seriamente che se la masturbazione esiste è per prevenirti dall’andare a letto con tipe del genere, che dopo qualche momento d’intimità fine a se stesso te la fanno pagare come se le avessi abbandonate sull’altare.

Quindi, donna, se l’ultima volta che qualcuno ti ha detto “Ti amo” c’era ancora la Lira, chiediti perché sei single. Se la sola risposta che riesci a darti è che nessuno ti sa capire, ho una sconvolgente notizia per te: il problema è tuo. Non sei vittima degli uomini che non credono nell’amore, sei vittima del tuo arrivismo emotivo.
D’altronde, se ‘pesantezza’ è un sostantivo femminile, un motivo ci sarà.

pc

Quando medioman ti strappa un sorriso di stima

Posted by Alice Ayres in Uncategorized

, , , , ,

Ciao,
mi piacerebbe iniziare questa mail con la frase “ti seguo da sempre, ti scrivo da mai”. L’amara verità è che invece ti seguo da circa dieci minuti. Sono arrivato per caso al tuo blog e ne sono rimasto colpito. Colpito per l’immediatezza con la quale arrivano i tuoi pensieri. Si dice che un buon giornalista si dovrebbe far capire anche dalla casalinga di Voghera: tu ti fai capire da me, segaiolo del nord est, e credo sia già un qualcosa.
Ho molto da dirti ma non so da dove iniziare, tipo quando devi rassettare il garage o ti trovi in un sexy shop. Mi piacerebbe che tu tu fossi la mia pen friend (nel senso di amica del mio pene) o che chattassimo assieme (prometto che non chiedo foto), ma mi rendo conto di essere uno fra i tuoi tanti ammiratori. Nell’attesa di avere il mio colpo di fortuna, continuerò a leggerti.

Tuo, ma non solo, Davide.

ps: adoro i post scriptum, se non ne metto uno fatico a dormire la notte.

Se trovate questa e-mail offensiva anziché geniale, vi conviene rivedere il vostro concetto di divertissement. A differenza di molti marpioni della Rete che si nascondono dietro a enunciazioni romantiche e pantomime con cui fingere di avere un briciolo di dignità, questo Davide almeno ha la coerenza di mostrarsi per quello che è realmente: un segaiolo del nord-est. Dotato per giunta di una buona dose di ironia, una lodevole proprietà della lingua italiana (senza la quale avrei cestinato il messaggio seduta stante) e – paradossalmente – pure un certo buon gusto. In fondo, e non capita tutti i giorni, di volgarità da pervertito di serie Z non ne ha scritta neanche mezza.

Bravò.

barbie

Spero tu sia felice

Posted by Alice Ayres in Uncategorized

, , , , ,

In ogni separazione, si sa, non esiste un modo indolore per lasciarsi. Ci sono però infinite vie per uscire da una storia con classe e buon gusto senza affossare l’opinione che l’altro ha di noi, peccato che sia femmine che maschi le ignorino. Le donne spesso frantumano la reputazione nell’immediato, attraverso atteggiamenti ‘da pazze’ (quanto vi piace definirci così!) quali mail e telefonate pretestuose, stalking ossessivo-compulsivo e recriminazioni alla ‘Tu mi hai rovinato la vita’. Gli uomini invece tendono a farti cascare le palle a rate: alcuni di loro dapprima dimenticano la tua esistenza (magari rimpiazzandoti in più o meno quindici secondi, esperienza atroce di cui ho già parlato qui), poi a distanza di tempo entrano nella fase più patetica di tutte, quella del buonismo.

Ora, io non ho nulla contro il ‘rimanere in buoni rapporti’, né tanto meno contro il tentativo di avere bei ricordi di una persona che ti ha reso felice prima che le cose andassero a troie. Ma quando questo ‘affetto’ combacia con feste comandate e ricorrenze, mi sale una nausea tremenda. Se non ci sentiamo più perché tu mi hai lasciato di merda e/o ci siamo fatti del male a vicenda e/o hai preferito un’altra a me e/o sono sparita perché non ne avevo più per il cazzo di vedere la tua faccia da coglione e/o tutte queste cose messe insieme, perché mai pensi che mandarmi un sms per il compleanno sia cosa buona e giusta? Che improvement apporta alla vita di entrambi? Mi vuoi far vedere che ti ricordi la mia data di nascita quando magari avevi ancora l’evento annotato sul cellulare? E anche se fosse tutta farina della tua memoria, a che conclusione dovrei arrivare, che il fosforo non ti manca?

Sono certa che lo facciano anche le donne eh, e sicuramente in modo ancor più intenzionale e frutto-di-mille-seghe-mentali degli uomini. Tuttavia gli esempi che vedo intorno a me giungono solo da Marte e regalano frasi più inopportune dell’arrivo delle mestruazioni la sera che devi farti una scopata. Una su tutte, l’evergreen più odiato dalle italiane: “Spero tu sia felice”. Ma come, direte voi, non è questo un augurio nobile, se non addirittura una sorta di offerta di pace alla fine della silente guerra di due cuori divisi per sempre? Col cazzo. Una perifrasi simile mandata via sms in occasione di una qualche ricorrenza è la traccia palpabile della totale inconcludenza di un ex, il quale – finalmente scarico di ogni forma di responsabilità nei confronti della tua serenità – spera che tu sia felice. Un po’come dire: “Ti auguro ogni bene per lavarmi la coscienza”. Del resto ora che siete due estranei non deve più tramutare in fatti le sue parole, e quindi può permettersi il lusso di scriverti una frase trita e ritrita, un beau geste che lo faccia sentire una persona migliore senza effetti collaterali.

Ora, all’autore medio di un simile sms vorrei chiedere una cosa: ma se volevi così tanto la felicità della tua ex, non potevi essere un uomo migliore quando stavate insieme, o perlomeno una persona abbastanza coerente da non scrivere frasi buoniste e non richieste col senno di poi?
C’è da dire che l’uso di ‘Spero’ al posto di ‘Vorrei’ parla chiaro: sperare non costa alcuno sforzo, è per questo che a molti uomini riesce così bene.

[Sto benone grazie, la mia nuova vita è meravigliosa. Spero tu riesca a dimenticarmi prima o poi.]

fresh-meat

Non sono la tua macelleria personale

Posted by Alice Ayres in Uncategorized

, , , , , , , ,

Ho molti amici maschi e con loro mi diverto un sacco, forse perché in fondo sono un uomo in corpo di donna e videogames, rutti, goliardia e abbuffate senza ritegno sono un po’ il mio pane quotidiano. Non che gli uomini abbiano solo questo da offrire eh, tuttavia è indubbio che con un’amica sia più raro potersi esaltare davanti alla bellezza di Forza Motorsport 4. Ogni rapporto ha qualche effetto collaterale, e quello coi maschi non è da meno: il più ricorrente si potrebbe definire “Tedio dell’amico tornato single”.

Quando una storia finisce abbiamo tutti reazioni eccessive che oscillano più o meno tra questi estremi: chi si deprime fino a ripudiare ogni forma di amore e chi decide di accoppiarsi con qualsiasi mammifero pur di fuggire la solitudine. Generalmente molti maschietti propendono per la seconda opzione, solo che per risparmiarsi la fatica di cercare qualche ripiego vaginale da soli, spesso decidono di affidare il ‘lavoro sporco’ a qualcun altro. Cioè a noi, le care amiche femmine. Noi, unite a loro da un rapporto cotanto fraterno da farli sentire legittimati a marpionare le nostre, di amiche. Una sorta di regola del buon vicinato. Intendiamoci, io non ho veramente nulla contro il mutuale scambio di liquidi tra miei amici e amiche, anzi!, ciò che mi infastidisce è l’automatismo con cui alcuni uomini, non appena tornano single, vanno da qualsiasi donna di loro conoscenza a dirle “Presentami una tua amica”, imperativo spesso aggravato da varianti di dubbio gusto come “Mi serve un po’ di carne fresca”. Che raccapriccio.

Parole a parte, fin qui non ci sarebbe nulla di grave se a chiedercelo fossero davvero i nostri amici di una vita. Il problema è che quasi sempre ad avanzare tali pretese non sono loro bensì quei conoscenti più o meno stretti che finché avevano l’orgasmo assicurato ci trattavano come cugine di millesimo grado con cui ignorarsi sulla chat di Facebook, ma poi in tempi di carestia ci scambiano per il loro fuck dealer gratuito. Ora, io non vorrei farvi cadere un mito ma sappiate che non tutte le ragazze hanno necessariamente un’amica zoccola e per di più così poco esigente dal farsi andar bene uno che cerca solo carne fresca. Sì perché la cosa ironica di alcuni maschi è che non pensano minimamente al fatto che loro per primi debbano piacere a una potenziale preda, bensì danno quasi per scontato di poter beccare in totale facilità, forti della ‘buona parola’ che ci chiedono di mettere sul loro conto. Scusate, ma che razza di buona parola potrei mettere per delle viscide facce toste? Dovrei forse andare dalla mia amica golosona immaginaria a dire: “Heeey c’è un mio non-caro-amico non-particolarmente-chiavabile che avrebbe voglia di divertirsi a caso e ho pensato che magari potresti aiutarlo”? Mmm, che offerta irrinunciabile, praticamente farei prima a chiederle “Quanto vuoi per darla a un mendicante?”.

Se volete avere qualche chance con le nostre amiche, ricordatevi un semplice dettaglio: non siamo la Caritas della Figa, non siamo le vostre fottute pappone e vedervi disperati per uno straccio di vagina ci fa vergognare di voi. Pensateci da soli a come conquistare una donna – siete uomini, no? – anche perché finché vi dimostrerete opportunisti e affamati non avremo motivo di raccomandarvi ad alcuna ragazza, tanto meno a quelle che ci stanno molto ma molto più a cuore di voi.

pic failed

Mandami una tua foto

Posted by Alice Ayres in Uncategorized

, , , , ,

A chi non è mai capitato almeno una volta di fare incontri online? Non mi riferisco ai tristissimi siti di dating, parlo più in generale di tutte quelle interazioni ibride offerte oggigiorno dalla Rete: Twitter, Facebook, Skype… sembra quasi impossibile non trovarsi a chattare con qualcuno. La cosa che mi ha sempre lasciato perplessa di questo tipo di approcci è il modus operandi di molti maschi non appena capiscono che c’è trippa per gatti, ovvero quando l’interazione con una donna prende una piega ‘provocante’. Posto che non ci vedo nulla di male nel fare schifezze davanti a una webcam – è di certo meno deludente che bramare un uomo che poi a letto non sa come infilzarti – davvero non comprendo come a molti maschi basti solo quello. Ok, spesso online ci si imbatte in persone che non vivono nella nostra città e che quindi non potremmo incontrare in un battito di ciglia, ma siamo sicuri che il problema sia davvero di carattere geografico?

La dinamica di certi incontri può riassumersi più o meno così: conosci un maschio in Rete, non ti dispiace, chattate per ore senza peli sulla lingua, i toni si fanno a poco a poco più ‘accesi’ fino a quando finalmente oltre ai pixel entrano in gioco pure gli ormoni. A quel punto lui – l’uomo misterioso, eccitante, simpatico, sensuale e graffiante che brami quanto il panettone a Natale – si spoglia (…) di tutte queste proprietà sciabolando nell’etere la richiesta più prevedibile ever: “Mandami una tua foto”. Dove per ‘foto’, va detto, non intende un’immagine che gli faccia intendere le tue sembianze: arrivati a quel punto dovresti avergliene già mostrate abbastanza da fargli conoscere persino la forma delle tue narici. Ma non quella del tuo orifizio uretrale, che è esattamente ciò che vorrebbe vedere lui nel tipo di foto che richiede. Ora, io sono la prima che comprende quanto sia stuzzicante immaginare una donna presa a denudarsi e fotografarsi solo per voi, ciò che invece non afferro è come questo vi possa bastare. Per quanto mi riguarda ho sempre inteso tali scambi di effigi come dei semplici preliminari, un modo insomma per stuzzicarsi e tenere vivo il desiderio in vista di un sacrosanto incontro vero e proprio. Non dico che uno debba andare a letto con chiunque conosca online, dico che se due persone adulte hanno voglia di giocare coi mezzi messi a disposizione dalla modernità, è bene che abbiano piacere di farlo fino in fondo.

Per quel che ne so io, a una donna di ricevere la foto del pene di uno con cui chatta non frega davvero niente. Può volerla vedere per sana curiosità, per testare se la persona con cui parla sia disposta a mettersi altrettanto in discussione, ma al di là di questo non c’è niente di eccitante – sulla lunga distanza – nel guardare l’immagine di un uomo senza vestiti. Può essere inebriante lì per lì, ma già dopo un’ora perde qualsiasi significato, e più si va avanti meno lo scambio di foto con quella persona conserva un barlume di sensualità. Per l’uomo invece sembra funzionare esattamente al contrario: dopo la prima immagine ne chiede un’altra, poi un’altra ancora, fino al punto in cui si mette pure a sindacare su pose, angolazioni e illuminazione. Si passa, insomma, dall’essere un oggetto del suo desiderio al diventare uno strumento, una bizzarra bambola gonfiabile. Il che potrebbe anche mantenere un ultimo baluardo di erotismo, se alla fine di tutte queste richieste fotografiche si arrivasse a un incontro in carne e ossa. Peccato che tantissimi uomini là fuori  non siano davvero disposti a passare dalle parole ai fatti, vuoi perché pigri, complessati, fidanzati, o semplicemente codardi. Dico io, ma davvero credete che a una che non si vergogna del suo corpo e che è lieta d’esperire ogni forma di sessualità bastino un paio di chat e qualche stupida foto? Non capite che ciò che la muove è semplice e sana voglia di scopare e che pertanto è lì che si dovrebbe arrivare?! E soprattutto pensate davvero che quelle foto ce le facciamo apposta per voi? Ma per favore… ogni donna da sesso 2.0 che si rispetti ha un archivio d’immagini hot da riciclare con ogni poveretto che non sappia esimersi dal chiedergliene una. Non siete speciali, siete dei segaioli. Il che andrebbe benissimo se solo voleste toccarvi dinanzi a noi senza un computer di mezzo.

 

prime

Voglio un uomo che mi faccia ridere

Posted by Alice Ayres in Uncategorized

, ,

Lo so, è la banalità fatta a frase, e come tutte le cose fastidiose non arriva nemmeno da sola. In genere si accompagna a locuzioni agghiaccianti quali “Sono la ragazza della porta accanto”, “Vorrei la pace nel mondo” e altre stronzate da oca giuliva che cerca di sembrare meno lasciva mentre sfila seminuda a un concorso di bellezza. Nei luoghi comuni, va ammesso, un fondo di verità c’è sempre, e la ricerca dell’uomo simpatico non fa eccezione. Per carità, non è che se siete aitanti e/o chini di soldi e/o intellettuali e/o taciturni non ve la diamo (anzi!), diciamo piuttosto che magari vi diamo solo quella. La testa è ben altra cosa da conquistare.

Quando una donna dice di volere un uomo che la faccia ridere, non intende certo un povero pirla vestito multicolor che per intrattenerla si arrabatti a raccontare barzellette, ballare in modo buffo e scortarla a fare shopping. Quello lo facciamo fare a qualche schiavetto bdsm. O ai nostri amici gay.
L’uomo che ti fa ridere è la perla rara che ti mette sempre di buon umore, quello che non si prende troppo sul serio e alle pose da bello e dannato preferisce un sorriso divertito. Dotato di un’ironia intelligente e modi di fare rilassati, non è mai inopportuno e con la sua presenza riesce a tranquillizzarti anche quando sei in premestruo.

Ho spesso pensato di essere affascinata da maschi sicuri di sé, da uomini maturi che potessero insegnarmi mille cose o da ragazzi dirty minded almeno quanto me. Li ho avuti tutti, ma sulla lunga distanza non mi hanno lasciato niente. Nessun ricordo speciale, nessun bel momento da ripercorrere col sorriso quando la mente ha bisogno di ossigeno e belle cose. Gli uomini seri sono noiosi e prevedibili, punto. E lo stesso vale per le donne: non potrei mai avere un’amica troppo presa a guardarsi con occhi esterni, una che parla solo di argomenti ‘alti’ e pesa le parole per darsi un tono ‘colto’. La cultura, cari miei, non è per niente noiosa, siete voi che a furia di ostentarla la trasformate in una straziante agonia.

C’è solo un tipo di uomo che non dimentico mai, quello con cui mi sono divertita un casino. Non importa che fosse una notte passata a ridere fino a non respirare, una telefonata a suon di battute geniali o una bravata fatta insieme per sentirci giovani e leggeri. Un uomo che sa regalarti un attimo di spensieratezza – senza promesse melense, senza aspettative per il futuro – ti lascia qualcosa di molto più vero di ogni retorico “Ti amo”. E quel qualcosa si chiama farti sentire viva.