[OFF TOPIC] The Very Inspiring Blog Award (a.k.a. catene teeny di Sant’Antonio versione 2.0)

Posted by Alice Ayres in Alice, Uncategorized

 

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Per colpa di Sonia e Martina (grazie, è sempre bello scavalcare insieme le frontiere del fallimento) mi trovo “costretta” a scrivere questa cosa di cui non me/ce/ve ne frega nulla ma perlomeno riporterà un po’ di leggerezza (#einvece) al mio soffertissimo blog. Non ho ancora capito perché si chiami premio ma comunque here are the rules:

1. Ringraziare il/la blogger che vi ha nominato
2. Elencare le regole e visualizzare il logo del premio
3. Condividere 7 fatti su di voi
4. Nominare 15 blogger e notificargli la nomination

Presumo che sette fatti di cui parlare siano dettagli della mia (incoerente) persona poco noti ai più, pertanto imbraccio le armi dell’imbarazzo e sparo contro lo specchio.

1) Ballo in casa quasi ogni giorno, molto spesso in mutande, ovviamente lontana da occhi in-discreti. Lo faccio tenendo il lettore mp3 in mano e gli auricolari ben piantati nelle orecchie, affinché nessuno sappia ciò che sta accadendo dietro la mia porta. Contestualmente a volte sogno anche a occhi aperti, immaginando tutte le cose che avrei voluto/vorrei nella mia vita e che non si sono verificate. Credo si possa definire la sola forma di sport da me praticata.

2) Nonostante le foto alle mie gambe, unica parte che amo davvero di me benché ricca di inestetismi e capillari esplosi, ho un rapporto non molto sereno col mio corpo: è raro che io indossi minigonne d’estate (senza collant mi sento troppo scoperta) e soprattutto muoio di disagio in costume da bagno. Andare in spiaggia per me è sempre stato un incubo, sia per la mia carnagione bianco-grigio-trasparente che mi fa temere il sole, sia appunto per l’angoscia di farmi vedere quasi completamente nuda. Non sarei mai in grado di indossare un bikini ultrasgambato o addirittura a perizoma, il mio ideale è un costume intero anni 50.

3) Sul web non ci metto la faccia, e nemmeno il nome. L’ho scelto fondamentalmente per poter sparire quando voglio (come già fatto l’anno scorso peraltro) senza lasciare chissà quante tracce, e anche per tenere qualcosa solo per me dato che condivido già eccessivamente i miei pensieri. Non credo che il web abbia bisogno dei miei selfie (le foto alle gambe sono già uber-superflue nonché mainstream), tanto più che la mia è una bellezza da Belle Ferronière di da Vinci, niente di contemporaneo o arrapante.

4) Ho una vita sociale molto scarna: le poche amiche di sempre, più saltuariamente qualche nuova conoscenza (fatico a definire un rapporto “amicizia”) con cui svagarmi, magari proprio quando ho molti pensieri per la testa. Se sono in compagnia di persone con cui ho poca confidenza tendo a far meno vedere il mio lato oscuro, il che mi spinge a non pensare ai miei dolori. Mi piace stare a casa da sola (anche quando sento la mancanza di un amore grande), leggere, guardare programmi stupidi in tv oppure film e telefilm scaricati illegalmente, e di solito alle otto di sera indosso già il pigiama.

5) Ho dormito con pochissimi uomini nella mia vita, praticamente solo coloro con cui ho avuto una storia, o con cui l’avrei voluta. Condividere la notte, e soprattutto svegliarsi insieme al mattino, è a mio avviso un tesoro spaventosamente intimo che non va sprecato per nessuna ragione. Se ho qualcuno accanto, ho bisogno che sia al 100% con me in quel letto e mi sento abbandonata se non mi addormento in un suo abbraccio. Non potrei mai stare con una persona che all’arrivo di Morfeo si gira dall’altra parte.

6) Ho sofferto due volte di depressione, con anche una terapia a base di paroxetina per un anno. Molto spesso mi capita di sentirmi ancora in bilico, probabilmente perché convivo da sempre con un certo sconforto esistenziale e penso sia impossibile per me raggiungere una felicità perpetua. Ciò che ho imparato è riconoscere il momento in cui mi avvicino troppo al burrone, e fare marcia indietro (talvolta tramite scelte discutibili). Per questo motivo non è facile avere relazioni sentimentali con me sul lungo termine, bisogna avere una certa empatia, pazienza e non colpevolizzarmi con accanimento. Non dico di necessitare di qualcuno che si prenda cura di me perché in fondo so badare a me stessa, semmai un uomo che desideri contribuire alla mia serenità dandomi tutte le rassicurazioni che la mia fragilità richiede.

7) Sono una persona molto parsimoniosa, detesto spendere per cose che ritengo superflue. Faccio shopping non più di due volte l’anno, non sono mai andata dall’estetista (tranne una volta avendo ricevuto un buono in regalo), mi reco dal parrucchiere solo quando i miei capelli (corti) diventano davvero ingestibili, e se qualcuno mi invita fuori a cena (sono una buona forchetta) non ordino mai la portata più costosa. Spendo tutti i miei risparmi per viaggiare, che sia un week-end in Liguria o un viaggio intercontinentale, e per fare regali di Natale e compleanno alle persone a cui voglio bene.

Detto questo, elencare 15 blog è un po’ impegnativo, ammetto di leggerne pochi dato che la mia passione per l’analogico mi fa ancora preferire la carta al monitor. Ecco qui i “fortunati”:

- Sonia, ovviamente, per il senso dell’umorismo borderline che ci contraddistingue e perché come me è misantropa ma allo stesso tempo dolce e disponibile.

- Martina, di cui amo il modo in cui non nasconde ciò che è, nemmeno quando cade in contraddizione.

- Alessandro, per l’approccio genuino e romantico con cui vive la vita.

- Alessandra, per spronarla a tornare a scrivere.

- Quello che non vedi, perché alcuni post del suo blog sono così belli e così vicini al mio cuore che non posso più fare a meno dei suoi scritti.

- Igor, un extraterrestre dal grande altruismo.

- Morbilla, perché dice sempre la sua.

- Mara, perché quando si incazza dimostra tutta la sua dolcezza.

- Violet, che non scrive da oltre un anno ed è un peccato perché in realtà è una donna con molto da dire, ma soprattutto unica nel suo genere.

- Marianna, che in realtà non conosco: non è che il suo sia proprio un blog logorroico come gli altri, ma potrebbe essere interessante leggere le sue risposte.

- Vissia, che in verità è una foodblogger ma soprattutto una donna da cui imparare come vivere con il sorriso.

- Martina/Rainbow Freckles, che nel suo Tumblr affascina per immagini e ora inoltre vive in una delle mie città preferite.

- Frannina: i suoi alti ci fanno invidia, i suoi bassi ci spaventano. Di certo un essere irripetibile.

- Hai da spicciare: acuto e sottile, sarebbe bello saperne di più della penna che lo scrive.

- Maddalena: dopo anni sotto mentite spoglie ha fatto coming out e ci piace di più così.

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Crescere

Posted by Alice Ayres in Alice

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Sai cosa mi emoziona più di un amplesso che strappa il respiro? Delle mani sul collo pronte a sottrarmi l’anima, di sentirlo dentro di me quasi ad allagarmi il cuore, della testa sudata che sussurra all’orecchio l’indecifrabilità del piacere? Dei baci, delle unghie sulla schiena e i morsi sulla pelle candida, delle contrazioni che nell’orgasmo abbracciano i fendenti della passione?
È il silenzio.
Il silenzio di chi sa. Di chi si conosce. La quiete che fa da contrappeso – da àncora – al tumulto irrazionale senza cui la mia non si può chiamare Vita.

Il silenzio interrotto dai tasti battuti sulla tastiera quando l’ispirazione sopraggiunge improvvisa, e allora chi hai accanto tace e si fa cullare da quel ticchettio, dalla bellezza di vedere nell’altro un vulcano in azione. Il silenzio del non aver bisogno di chiedere il caffè a fine pasto né di specificare senza zucchero. Di uno sguardo duro stemperato dal sorriso quando una lacrima di commozione si sporge verso le mie gote. Il silenzio di quando il pensiero di stare sbagliando tutto solca in un istante la fronte, e chi ti guarda lo capisce, e sa quanto fa male l’incertezza mentre ti accoltella. Il silenzio di chi non cerca un’emozione passeggera – come i ventenni che citano Prévert, bensì un complice in grado di prendersi cura di noi – come chi si scopre improvvisamente troppo vecchio per replicare schemi già visti. Fatti di sesso occasionale per “tirare a fine ego”, del bisogno di un riconoscimento esterno, di chiamare libertà la solitudine errante ed egoista. Dell’incapacità di fermarsi, a guardarsi dentro.

Il silenzio su una panchina al parco, dopo un orgasmo, durante un film, ascoltando una canzone che stringe il cuore, davanti al mare, nell’attimo prima di una risata sincrona. Il silenzio di chi sa che il cuore si ciba – sì – di emozioni passeggere, ma si sazia quando qualcuno sceglie di restare, di trasformare i battiti adolescenziali nell’adulta – consapevole – rassicurazione di stare bene accanto a quella persona. Ché in fondo l’amore è tutto lì, nel meccanismo ben oliato che profuma di casa.

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Casualties

Posted by Alice Ayres in Alice

Ci illuderemo, oh se lo faremo. L’abbiamo sempre fatto.
Che il treno sia giunto al capolinea, finalmente e purtroppo.
Che nulla sia più bello della solitudine, e delle novità, e della freschezza di ennesime prime volte.
Che in fondo non abbiamo poi così tanto da dirci.
Che in fondo non sei poi così bella. Che in fondo non sei poi così splendido.

Qualcun altro. Qualcuno con cui svagarsi. A cui non dovere niente. Qualcuno che non sappia farci piangere, ma forse nemmeno ridere. Qualcuno con cui fingerci migliori, oppure non fingere affatto, ché tanto il giudizio di chi non ci sta a cuore non conta. Qualcuno che riponga la tazza nel lavabo dopo aver fatto colazione anziché lasciarla sul tavolo, che beva caffè la mattina come ogni italiano che si rispetti.
Qualcuno con cui fare i pavoni gongolando nella ritrovata ricchezza di effimerità, con cui passare una sera, una notte, una settimana, un mese, a soddisfare le funzioni primarie più egoistiche. Aspettando l’amore. Aspettando la passione. Aspettando l’infatuazione. Aspettando quelle cose che con tutto il cuore speriamo non siano ancora cucite addosso a chi vorremmo lasciarci alle spalle. A chi è sbagliato per mille motivi, e per questo altrettanto irripetibile.
Qualcun altro. A cui strappare sguardi speranzosi e batticuori celati senza nemmeno saperlo. A cui affezionarsi per inerzia, ché a quest’ora cosa vuoi, mi va bene pure lei. Una fuga, un nuovo inizio prima che la fatica di conoscere e farsi conoscere prenda il sopravvento. Un passo, un segno – un palliativo - che possa tracciare più nettamente una fine che di fine ha solo la demarcazione tra tranquillità e disperazione. Calore e solitudine. Im-perfezione.

Una volta una persona mi ha detto che esistono due categorie di individui, quelli che hanno bisogno di ardere e quelli a cui basta una pacata – indolore – quotidianità. E che io appartengo al primo gruppo, perché la passione è il mio ossigeno, così come l’inseguire, il cadere, il rialzarsi, il ferire, il difendere, il piangere di gioia e depressione, l’urlare di rabbia e risate, l’ansimare di angoscia e di sesso.
In quel momento ho capito che ‘verità’ a volte fa rima con ‘condanna’. Una verità che nessun altro – e nessun’altra – potrà mai capire.
Ché l’inquietudine di fondo è il legame più indissolubile.

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I want more

Posted by Alice Ayres in Alice

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Così familiare, così lontano.
Come toccare l’amore di una vita, come urtare un estraneo per sbaglio.
Una casa piena di ricordi, o forse solo di occasioni perse. Come questa, in cui potremmo guardarci e abbracciarci e ridere della nostra piccolezza di esseri umani illusi che l’Amore aggiusti errori, difetti e promesse immantenibili. L’occasione in cui piangere per ciò che siamo stati e abbiamo creduto di divenire l’uno per l’altra, ma soprattutto per lasciare che questo sentimento finito, consumato e a tratti insincero abbandoni per sempre la nostra anima, depositandosi sulle gote con la silenziosa purezza che solo una verità che fa male possiede. La verità che confesseremo alla nostra coscienza stanotte, nel buio dei rispettivi giacigli: Non ti amo più. E non da oggi, non da ieri, ma da così tanto che non sono in grado di riavvolgere il nastro del cuore e ricordare quand’è che lo hai fatto scalpitare senza alcun velo di terrore. Potrei baciarti adesso, e venire a letto con te in nome dei sorrisi ormai perduti, e illudermi che basti spogliarsi dei vestiti per scrollarsi di dosso la delusione che hai impiantato come un seme velenoso dietro ai miei occhi senza che mi opponessi, fino a trasformarmi nella persona scorretta che so essere quando la mia più vulnerabile speranza viene disattesa dalla persona a cui chiedo – semplicemente – di non combattermi. Potrei dirti le cose che ho fatto e accoltellarti con tutti i dettagli che la tua insensibilità meriterebbe, e cavare fuori dalla tua gola ira, urla e disprezzo solo per dimostrarti che quella del cinismo è una corazza ridicola che fa sentire al cuore meno dolore solo perché ne trattiene – comprime – i battiti, senza però dargli alcuna forza. Fino a quando quel che resta è soltanto un organo stanco… di non avere nemmeno vissuto davvero. Potrei raccontarti tutte le cose che non sai di te stesso, e sedermi davanti al grande schermo della tua esistenza per vedere un film prevedibile fino all’ultimo ciak, compatendo i protagonisti e quella sceneggiatura a cui la lettura di centinaia di libri non è servita a niente.
Potrei. Potresti.

“Ti hanno vista sabato in centro, eri con uno”.
Chissà se di me ti hanno detto anche altro, chissà se hanno visto i sorrisi, e il volto disteso, e la serenità di cui non avevo più memoria. Se hanno notato gli occhi che sembrano vedere tutto per la prima volta, persino la mia stessa città; o ancora le gambe che imparano a camminare leggere, come a danzare scalze sul bagnasciuga del futuro. Senza catene, senza quel dolore autoindotto che ci ha sempre accomunato, la lettera scarlatta della mia irrazionalità. Il lesionismo che ti agguanta per la trachea e trascina sott’acqua, convincendoti che la sofferenza sia l’essenza nobile della Vita, un’imprescindibile crudele identità. L’autolesionismo che oggi mi ha portato in questa casa per guardarlo in faccia. La tua faccia. E che infine mi ha vista uscire da quella porta in lacrime, ma conscia -  for the very first time – di non volergliela più dare vinta. Che il meglio, per me, deve ancora venire. E me lo merito tutto.

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Gioconda

Posted by Alice Ayres in Alice

C’è stato un tempo in cui riguardando le nostre foto rimpiangevo quel mio sorriso ostinatamente aggrappato all’amore.
Quel tempo era poche settimane fa.

C’è stato un tempo in cui riguardando le nostre foto rimpiangevo quel tuo sorriso forzato e mai intenso. L’obiettivo della mia ostinazione, il motore del mio starti accanto.
Quel tempo era qualche mese fa.

C’è stato un tempo in cui riguardando le nostre foto mi sono chiesta chi fossero quei due, sempre più vicini ma sempre più sconosciuti. Quelli che ora – apatici e indifferenti – incrociano accidentalmente gli sguardi senza nemmeno un velo residuo di emozione.  Come se non fosse. Come se non fossimo.
Come se si morisse così tanto nella stessa vita da azzerare ogni volta le promesse d’amore non mantenute, e forse mai credute.
Quel tempo era ieri.

C’è stato un tempo in cui riguardando una nostra foto mi sono vista bella. E illusa, e ingenua. Ma forte.
Senza rimpianti ma con semplice compassione, ho osservato il mio sorriso candido e convinto, gli occhi verdi – dolcissimi – alla ricerca di certezze che non hai mai saputo darmi. E all’improvviso tutto ha avuto un senso.
In un istante ho capito, in un attimo ho fortemente sentito.
Che posso essere molto più felice di quel giorno. Infinitamente più felice.
Felice e basta. Come quando l’azzurra limpidezza del cielo fa quasi male, e lo splendore delle cose semplici cattura l’anima. Quando i prati si trasformano in piste brillanti su cui far galoppare sorrisi e lacrime di gioia, finalmente liberi. Senza ostacoli. Senza compromessi. Senza ciò che confondiamo per amore.
Quel tempo è oggi. Quel tempo sono io.

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Posted by Alice Ayres in Alice, Tutti gli uomini della mia vita

Sarai quel messaggio inaspettato ma tanto atteso, di quando all’improvviso tutto ciò che vuoi udire è la suoneria delle notifiche di Whatsapp. Sarai il sorriso emozionato e bagnato di colei a cui dedicherai nuove parole, la tua ironia, la malizia, e tutte le armi scintillanti che sappiamo sfoderare nella fase più egocentrica e inebriante di tutte – il corteggiamento – in cui fingiamo di essere solo i nostri pregi, e il meglio di noi acceca la preda. Quando ormoni e autostima danzano insieme – impazziti – fino al culmine di un primo bacio, un primo orgasmo, la prima pagina di un nuovo Noi.

Ti immagino di un’altra, lontano mille miglia da me, come già ti sentivo persino quando sognavo viaggi, risvegli e traguardi insieme, mano nella mano. Quando commuovermi davanti ai tuoi occhi era ancora un momento di intimità e non l’attimo in cui mi facevo bersaglio della tua voglia di fuggire dai bisogni del mio cuore fragile. Dalla dolorosa consapevolezza di essere destinata a perderti, ché forse ormai quella di appartenere l’uno all’altra era solo fatica.

Sarai il batticuore della prima uscita insieme, quando fluttuare nei tuoi occhi infelici è un estasiante naufragio, e non ci si può che domandare cosa si nasconda dentro a quello sguardo intenso come le più pericolose false speranze. Sarai l’abbraccio dopo il sesso che t’illude di non esser più sola, sarai il sogno adolescenziale di una vita insieme, di un bambino con la tua stessa testa grossa a cui insegnare che la vera intelligenza passa attraverso il cuore e non solo i libri.

Sarai tutte queste cose, e un giorno – che ora mi fa solo paura – le sarò anche io, e condividerò con qualcun altro quello che ho imparato insieme a te senza mai dirgli da dove viene. Così, porterò un pezzo del nostro amore in un nuovo inizio, per tenerti addosso nella vita che verrà, e far sì che il dolore di oggi non sia stato invano, trasformato in uno scrigno di ricordi di cui sorridere a distanza di anni.

Sarai tutto ciò che avrei voluto come stella polare di questa mia realtà senza punti cardinali.